Il caso del delitto di Garlasco, che ha sconvolto l’Italia nell’agosto 2007, continua ancora oggi a far parlare di sé. La morte di Chiara Poggi, 26 anni, trovata senza vita nella villetta di famiglia a Garlasco, in provincia di Pavia, rappresenta uno dei casi giudiziari più complessi degli ultimi decenni.
Secondo la ricostruzione iniziale, a lanciare l’allarme fu il fidanzato della giovane, Alberto Stasi, che dichiarò di aver trovato il corpo della ragazza. Dopo anni di indagini, processi e ribaltamenti giudiziari, nel 2017 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna definitiva a 16 anni di reclusione per Stasi.




Negli anni successivi, però, il caso non si è mai realmente chiuso. Nuove ipotesi investigative, analisi scientifiche e approfondimenti hanno continuato a riaprire interrogativi su alcuni elementi della scena del crimine e sulle prove genetiche raccolte.
Nel 2025 l’attenzione degli inquirenti si è spostata su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, già in passato oggetto di verifiche poi archiviate. Il suo nome è tornato al centro dell’indagine in seguito a nuove analisi del DNA e a tecniche investigative più avanzate rispetto a quelle disponibili all’epoca dei fatti.
Gli investigatori hanno riesaminato diversi reperti, tra cui tracce biologiche e impronte, nel tentativo di chiarire eventuali incongruenze emerse nel corso degli anni. Alcuni accertamenti hanno riguardato anche materiali raccolti durante l’autopsia e oggetti sequestrati nella casa della vittima.

Nel frattempo, la Procura di Pavia ha continuato a lavorare su più fronti: da un lato la posizione di Sempio, dall’altro la possibilità di una revisione del processo già concluso nei confronti di Stasi. Le nuove valutazioni si basano su perizie aggiornate e sull’utilizzo di strumenti scientifici più moderni.
Tra i punti ancora oggetto di discussione ci sono le tracce genetiche rinvenute sotto le unghie della vittima, alcune impronte nella villetta e altri elementi che, secondo gli esperti, non consentono ancora una ricostruzione univoca degli eventi.

Nel corso del 2026, le attività investigative hanno portato a ulteriori confronti tra periti e magistratura, con l’obiettivo di stabilire se esistano elementi sufficienti per eventuali nuove richieste di giudizio o per una revisione del processo storico.

Nonostante siano trascorsi quasi vent’anni dal delitto, il caso Garlasco continua a rappresentare un intreccio complesso tra verità giudiziaria, nuove tecnologie investigative e domande ancora aperte.
Le autorità sottolineano che ogni nuova analisi deve essere valutata con estrema cautela, evitando conclusioni affrettate fino al completamento definitivo degli accertamenti in corso.






