“Quel silenzio di Chiara”. Garlasco, le telefonate che continuano a inquietare gli investigatori dopo quasi vent’anni

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a far emergere dettagli che alimentano nuovi interrogativi e tengono alta l’attenzione degli investigatori.

Tra gli elementi tornati al centro delle analisi ci sono alcune telefonate e movimenti telefonici registrati nella mattina del 13 agosto 2007, poche ore prima del tragico delitto che sconvolse l’Italia.

Uno dei momenti più discussi riguarda le ore 10:47.

Secondo gli atti dell’inchiesta, Chiara non rispose a una seconda chiamata effettuata dal fidanzato Alberto Stasi. Un dettaglio che negli anni è stato esaminato più volte dagli investigatori e che oggi torna nuovamente sotto la lente della Procura.

Poco prima, alle 9:44, Stasi aveva già contattato la ragazza con quello che lui stesso descrisse come un gesto abituale della coppia: un semplice squillo del buongiorno.

Secondo quanto raccontato agli inquirenti, non era insolito che uno dei due non rispondesse immediatamente a quel tipo di chiamata. Per questo motivo, quando anche il secondo tentativo delle 10:47 rimase senza risposta, Alberto Stasi ha sempre sostenuto di non aver percepito nulla di anomalo.

Nel corso delle varie audizioni, l’ex fidanzato ha spiegato che Chiara gli aveva accennato alla possibilità di trascorrere parte della mattinata dalla nonna e che inoltre la casa della famiglia Poggi era dotata di un sistema di allarme che avrebbe segnalato eventuali problemi.

Gli avvocati di Alberto Stasi De Rensis e Bocellari al centro delle polemiche sul caso Garlasco

Successivamente sul cellulare della giovane furono registrate altre quattro telefonate anonime, effettuate alle 11:38, alle 12:46, alle 13:27 e alle 13:30.

L’origine di quei contatti è stata oggetto di approfondimenti tecnici e valutazioni investigative nel corso degli anni. Gli esperti hanno cercato di ricostruirne la possibile provenienza, ma il tema continua ancora oggi ad alimentare discussioni e interrogativi.

Nella nuova fase dell’inchiesta sono tornati sotto osservazione anche i movimenti telefonici di Andrea Sempio, attualmente indagato dalla Procura di Pavia.

Gli investigatori stanno analizzando chiamate, messaggi e celle telefoniche agganciate dal suo dispositivo durante la mattinata del delitto. Secondo quanto emerso, il telefono avrebbe continuato a collegarsi all’area di Garlasco, anche se la sovrapposizione delle coperture di alcune celle rende necessarie ulteriori verifiche tecniche.

Alberto Stasi, immagine associata al caso di Garlasco

Tra i temi più dibattuti figura inoltre la cosiddetta “impronta 33”, una traccia rilevata all’interno dell’abitazione di via Pascoli.

Recenti approfondimenti investigativi hanno riportato l’attenzione su questo elemento, considerato dagli inquirenti meritevole di nuove verifiche. Alcuni filmati mostrati dalla trasmissione televisiva “Quarta Repubblica” hanno inoltre documentato passaggi dell’interrogatorio di Alberto Stasi con il procuratore Fabio Napoleone, durante il quale si è discusso proprio dell’impronta e delle analisi effettuate nel corso degli anni.

Secondo la Procura, ogni elemento disponibile deve essere rivalutato per comprendere con maggiore precisione ciò che accadde quella mattina.

Telefonate senza risposta, chiamate anonime, dati telefonici, impronte e nuovi accertamenti continuano quindi a rappresentare tasselli fondamentali di una vicenda che, a quasi due decenni di distanza, conserva ancora molte zone d’ombra.

L’obiettivo degli investigatori resta quello di verificare la solidità delle nuove piste investigative e fare ulteriore luce su uno dei casi giudiziari più complessi e discussi della cronaca italiana.