A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a sollevare dubbi, interrogativi e nuove ipotesi investigative.
Quella che per anni è sembrata una vicenda ormai definita dal punto di vista giudiziario è tornata infatti al centro dell’attenzione nazionale grazie a nuovi approfondimenti tecnici sulla scena del crimine.

Al centro delle discussioni c’è ora una domanda destinata a far discutere ancora a lungo:
e se quella mattina non ci fosse stato un solo aggressore?
Secondo alcuni consulenti e specialisti che stanno riesaminando gli elementi raccolti nel corso degli anni, alcune tracce presenti nella villetta di via Pascoli potrebbero essere compatibili con la presenza di più persone coinvolte nell’azione criminale.
L’attenzione si concentra soprattutto sulla distribuzione delle tracce di sangue rinvenute all’interno dell’abitazione.
In particolare vengono analizzati gli schizzi ematici individuati vicino al corridoio e alcune tracce rilevate lungo il percorso che conduce alla cantina.
Ma c’è un dettaglio che continua a dividere gli esperti.

Le vere e proprie pozze di sangue iniziano infatti soltanto dal quarto gradino delle scale della cantina, mentre nei primi gradini sono state individuate soprattutto semplici gocciolature.
Per alcuni consulenti questo potrebbe significare che il corpo di Chiara non sia stato trascinato lungo tutta la scala.
L’ipotesi è che possa essere stato inizialmente sollevato e trasportato per un tratto prima di essere lasciato scivolare verso il basso.
Una circostanza che, secondo questa ricostruzione, potrebbe risultare più compatibile con la presenza di due persone piuttosto che di una sola.
Da qui nasce una delle domande più controverse dell’intera vicenda:
Chiara Poggi venne trascinata oppure trasportata?
E soprattutto, da chi?

L’ipotesi assume un significato ancora maggiore alla luce delle nuove indagini della Procura di Pavia, che negli ultimi mesi hanno indicato Andrea Sempio come nuovo indagato nell’inchiesta.
Secondo la ricostruzione investigativa, la giovane sarebbe stata colpita all’interno dell’abitazione, trascinata verso la cantina e successivamente fatta scivolare lungo le scale.
Proprio questa fase continua però a rappresentare uno dei punti più discussi e difficili da interpretare.
Va precisato che l’eventuale presenza di un complice non rappresenta al momento una conclusione investigativa accertata.
Si tratta di una delle ipotesi che alcuni esperti ritengono meritevole di ulteriori approfondimenti.
Curiosamente, non è neppure una teoria nuova.

Già in passato il giudice Stefano Vitelli, che assolse Alberto Stasi in primo grado, aveva preso in considerazione la possibilità che sulla scena del delitto potesse esserci stata più di una persona.
A distanza di diciannove anni, il mistero di Garlasco continua dunque ad arricchirsi di nuove domande.
E mentre consulenze, perizie e ricostruzioni vengono nuovamente analizzate dagli investigatori, resta sospeso un interrogativo che continua a dividere l’opinione pubblica:
quella mattina nella villetta di via Pascoli c’era davvero qualcun altro?



