Rientravo da un mese di lavoro a Parigi, con due contratti firmati e le valigie piene di regali per la famiglia di Damiano. Quando l’autista mi lasciò davanti ai cancelli di villa San Siro, la mia casa, quella che i miei genitori mi avevano regalato il giorno delle nozze, trovai la serratura cambiata e la mia impronta cancellata dal sistema di sicurezza. Mio marito, mia suocera e i miei cognati non rispondevano al telefono. Origliando da una finestra socchiusa, ho scoperto il complotto: avevano venduto la mia villa per tre milioni di euro e si stavano già spartendo il bottino.

Non ho fatto scenate. Ho chiamato Andrea, il mio fratello adottivo, vice questore a Milano. Gli ho detto solo: “Mi hanno derubata dei veri mafiosi. ” Ho aspettato seduta sulla valigia, davanti alla mia stessa casa, mentre la polizia circondava l’edificio e arrestava Damiano, Eleonora, Chiara e Ugo.
Nel processo che seguì, sono emerse anche frodi fiscali e una campagna diffamatoria orchestrata da Ugo per screditarmi. La sentenza è stata severa: condanne pesanti per tutti, il contratto di vendita dichiarato nullo e i soldi restituiti al compratore. Ho divorziato e ho venduto la villa.
Ora la mia vita ricomincia da sola, ma libera.


