IL “FILO DI ARIANNA” MANCATO: LA TRAGICA VERITÀ SUI CINQUE SUB ITALIANI SCOMPARSI ALLE MALDIVE

Sei giorni dopo la tragedia che ha sconvolto il mondo della subacquea, il mare delle Maldive appare ancora immobile e sereno. Le acque cristalline che ogni anno attirano migliaia di appassionati sembrano nascondere un silenzio inquietante, lo stesso silenzio che oggi avvolge la scomparsa di cinque sub italiani.

A bordo della nave da crociera MV Duke of York restano soltanto alcuni appunti tecnici scritti su una lavagnetta impermeabile. Numeri, profondità, calcoli e annotazioni che avrebbero dovuto accompagnare una normale immersione. Nessuno avrebbe immaginato che sarebbero diventati una delle ultime testimonianze lasciate dal gruppo.

Tra le vittime figurava Monica Montefalcone, biologa marina e docente universitaria stimata, insieme alla figlia Giorgia Somma, appena 23 anni. Con loro c’erano altri compagni di spedizione accomunati dalla passione per la ricerca e dall’esperienza maturata in anni di attività sul campo.

Non si trattava di cercatori di adrenalina. Erano professionisti abituati a rispettare protocolli rigorosi e procedure di sicurezza. Proprio per questo la domanda che continua a tormentare investigatori ed esperti è una sola: come può un gruppo così preparato essere rimasto vittima di una tragedia tanto devastante?

Secondo le analisi dell’esperto Michael Atkinson, la risposta potrebbe trovarsi in una combinazione letale di fattori ambientali e fisiologici. Le correnti sottomarine della zona avrebbero progressivamente spinto il gruppo fuori dal percorso previsto senza che i sub se ne rendessero immediatamente conto.

Il pericolo più insidioso, però, potrebbe essere stato un altro: la narcosi da azoto, nota anche come “ebbrezza degli abissi”. A profondità elevate, la pressione modifica gli effetti dei gas respirati, alterando la percezione della realtà e il processo decisionale.

Chi ne è colpito non si sente confuso. Al contrario, prova una pericolosa sensazione di sicurezza e controllo. È proprio questo l’aspetto più ingannevole del fenomeno.

A circa 50 metri di profondità, lontano dalla luce naturale e da qualsiasi punto di riferimento, anche una piccola deviazione può trasformarsi in un errore fatale. Una fessura nella roccia può sembrare un passaggio sicuro. Una scelta apparentemente innocua può condurre verso un vicolo cieco.

Nel dibattito internazionale è emerso anche il tema del cosiddetto “filo di Arianna”, la sagola di sicurezza utilizzata nelle immersioni in grotte e ambienti chiusi. Molti si sono chiesti perché il gruppo non ne disponesse.

La spiegazione fornita dagli esperti è semplice quanto tragica: i sub non avevano programmato un’immersione speleologica. Non prevedevano di entrare in una cavità sommersa. Quando si sono accorti di aver perso l’orientamento, era ormai troppo tardi per predisporre qualsiasi sistema di riferimento.

Le ricostruzioni raccontano che i cinque sub sarebbero stati ritrovati uno dietro l’altro, in fila. Un dettaglio che rivela molto sugli ultimi momenti vissuti dal gruppo.

Quando ogni punto di riferimento scompare e l’ambiente si trasforma in un labirinto oscuro, l’istinto umano porta a seguire chi si trova davanti. Si cerca una guida, una direzione, una speranza.

A peggiorare la situazione sarebbe intervenuto il cosiddetto effetto “silt-out”: il movimento delle pinne solleva il sedimento depositato sul fondale fino a trasformare l’acqua limpida in una nube impenetrabile. In pochi istanti la visibilità si riduce a zero. Le torce non illuminano più il percorso, ma soltanto particelle sospese che riflettono la luce.

Il ritrovamento di un manometro quasi completamente scarico racconta una lotta disperata contro il tempo. Una battaglia combattuta fino all’ultimo respiro.

La tragedia delle Maldive lascia una lezione dolorosa: esperienza e competenza non rendono invincibili. Il mare, per quanto affascinante e magnifico, resta un ambiente che non concede seconde possibilità quando più fattori sfavorevoli si combinano nello stesso momento.

E forse il vero significato di questa vicenda va oltre la subacquea. Ricorda a tutti quanto sia facile sentirsi al sicuro mentre correnti invisibili ci stanno già allontanando dalla rotta che credevamo di seguire.