L’inchiesta sulla tragedia del discobar “Le Constellation” di Crans-Montana continua a far emergere momenti di forte tensione emotiva. Durante una recente udienza presso il tribunale di Sion, in Svizzera, si è verificato uno degli scontri più significativi dall’inizio del procedimento giudiziario che cerca di fare luce sull’incendio che, nella notte di Capodanno, causò la morte di 41 persone e il ferimento di oltre cento.
Davanti ai magistrati si sono presentati Jacques e Jessica Moretti, titolari del locale finito al centro delle indagini. I due sono arrivati in tribunale sotto scorta e attraverso un ingresso secondario, mentre all’interno dell’aula erano presenti numerosi familiari delle vittime, avvocati e rappresentanti delle parti civili.

Durante l’interrogatorio, Jessica Moretti ha scelto di rilasciare una dichiarazione spontanea. La donna ha respinto le accuse e le critiche ricevute negli ultimi mesi, sostenendo che molte delle informazioni diffuse pubblicamente sarebbero false. «Contro di noi sono state dette tante falsità , siamo stati distrutti», ha affermato davanti alla corte, ribadendo di aver collaborato con gli investigatori sin dall’inizio dell’indagine.
Le sue parole hanno però provocato una reazione immediata da parte dei familiari delle vittime. A prendere la parola è stata Laetitia Brodard-Sitre, madre di uno dei giovani morti nell’incendio. Con voce ferma e visibilmente emozionata, la donna ha contestato duramente la dichiarazione della titolare del locale.

«Essere distrutti significa non poter più abbracciare i propri figli o doverli vedere lottare in ospedale. Questo significa essere distrutti», ha dichiarato davanti ai presenti. Le sue parole hanno riportato l’attenzione sul dolore vissuto quotidianamente dalle famiglie che da anni attendono risposte e giustizia.
Presentatasi in aula con un abito bianco e una fotografia del figlio sul petto, la madre della vittima ha spiegato di essere lì per ottenere finalmente chiarezza su quanto accaduto quella notte. «Vogliamo delle risposte», ha ribadito, esprimendo un sentimento condiviso da molte delle persone presenti.
L’indagine resta ancora aperta. Gli inquirenti stanno continuando ad analizzare testimonianze, documenti e accertamenti tecnici per ricostruire con precisione le cause dell’incendio e verificare eventuali responsabilità nella gestione della sicurezza del locale.
Mentre il processo prosegue, il confronto tra gli imputati e i familiari delle vittime continua a rappresentare uno degli aspetti più delicati della vicenda. Da una parte la difesa di chi è accusato, dall’altra il dolore di chi ha perso una persona cara e continua a chiedere verità su una tragedia che ha segnato profondamente un’intera comunità .



