Per mesi ha indossato il camice bianco, visitato pazienti e lavorato in pronto soccorso come se fosse un vero medico. Nessuno, almeno inizialmente, aveva messo in dubbio le sue qualifiche. Poi la scoperta che ha lasciato tutti senza parole: non era laureata e non era abilitata alla professione.
Al centro della vicenda c’è Enrica Massone, originaria di Torino, condannata in primo grado a tre anni di reclusione dal Tribunale di Imperia.
Secondo quanto emerso durante il processo, la donna si sarebbe presentata come laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e iscritta all’Ordine dei Medici di Milano. Con queste credenziali sarebbe riuscita a ottenere un incarico presso l’ospedale Saint Charles di Bordighera, in provincia di Imperia.

La realtà, però, sarebbe stata molto diversa.
Secondo gli accertamenti, Massone avrebbe conseguito soltanto la licenza media. Nonostante questo, avrebbe lavorato nel pronto soccorso dell’ospedale arrivando a visitare circa 160 pazienti.
La vicenda ha immediatamente sollevato interrogativi sul sistema dei controlli e sulle procedure di verifica dei titoli professionali.
I sospetti sarebbero nati nel 2023, quando alcuni colleghi avrebbero notato incongruenze nel suo percorso professionale e nel suo comportamento, chiedendo ulteriori verifiche.
Il pubblico ministero Lorenzo Fornace aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione. La giudice Eleonora Billeri ha invece condannato la donna a tre anni.
Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, durante il periodo in cui avrebbe lavorato come medico non sarebbero stati accertati danni diretti ai pazienti visitati.

Il tribunale ha inoltre rinviato al giudice civile le richieste di risarcimento avanzate dall’ASL1 Imperiese e dall’Ordine dei Medici di Milano. Parti civili nel processo erano anche due società mediche presso cui la donna aveva lavorato in precedenza.
La vicenda giudiziaria di Enrica Massone, tuttavia, non si esaurisce qui.
La donna sta già scontando un’altra condanna definitiva a quattro anni e tre mesi di carcere per una vicenda di truffa ai danni di una coppia di anziani torinesi. Secondo gli atti processuali, si sarebbe fatta nominare amministratrice di sostegno dei due, appropriandosi di parte delle loro pensioni senza versare le rette della struttura in cui erano ricoverati.
Durante il processo per il caso dell’ospedale di Bordighera, il difensore Giovanni Cicerano ha chiesto l’assoluzione della propria assistita, sostenendo una presunta incapacità di intendere e di volere. Una tesi che non ha convinto il tribunale.
Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Solo allora si saprà se la difesa deciderà di presentare appello.
La vicenda continua intanto a far discutere l’opinione pubblica italiana e ha riacceso il dibattito sui controlli nelle assunzioni sanitarie e sui meccanismi di verifica delle qualifiche professionali.




